COSA E COME FARE IN CASO DI BALBUZIE?


Cari genitori,

l'argomento che andremo ad affrontare riguarda un problema comune a molti bambini, principalmente in età scolare: la balbuzie.
Di cosa si tratta e come agire di conseguenza? Scopriamolo assieme!

Per comprendere al meglio di cosa si tratta questo disturbo facciamo subito riferimento alla definizione fornita dalla Dottoressa Donatella Tomaiuoli (psicopedagogista e logopedista esperta nel trattamento e nella riabilitazione dei disturbi del linguaggio e direttore del Centro Ricerca e Cure delle Balbuzie), che definendo la balbuzie afferma quanto segue: “la balbuzie è un disordine del ritmo della parola. Il bambino sa con precisione cosa vuol dire, ma allo stesso tempo non è in grado di farlo perché è impedito da una serie di ripetizioni, di blocchi che ne interrompono l'espressione verbale. Si tratta di un problema che può insorgere intorno al quinto anno di età”.

Cerchiamo di capire come si presenta.

Innanzitutto, è bene sapere che esistono  differenti tipologie di baluzie; vediamole assieme: la prima prevede una ripetizione di interi vocaboli o parti di essi in cui nessun sforzo viene effettuato dal bambino nella ripetizione e, contestualmente, nessuna tensione muscolare è accentuata.
A differenza, altro tipo della balbuzie è quello caratterizzato da “blocchi”, ossia piccoli spasmi di differente durata tali da provocare un'interruzione del linguaggio in modo brusco, unitamente a tensioni muscolari comportando nel bambino (a differenza del primo tipo), uno sforzo decisamente maggiore. Esiste infine la tipologia che unisce le varianti precedentemente descritte. Elementi che spesso caratterizzano tale tipologia in presenza di tensioni e sforzo congiunto, sono movimenti circoscritti al volto o generalizzati a tutto il corpo.

Ma come reagire davanti al bambino che balbetta? E' bene intervenire chiedendo di scandire meglio le parole o sorvolare sul disturbo sperando che il tempo migliori la situazione? Scopriamo assieme un piccolo ma importante vademecum:

Cosa è bene NON FARE:

  • mostrare preoccupazione e ansia;
  • incentivare il bambino a parlare più lentamente oppure interromperlo incitandolo a parlare meglio;
  • sostituirsi nel linguaggio del bambino completando le parole al suo posto;
  • proteggerlo troppo; anche se deriso, è bene che il piccolo affronti la realtà;


Cosa è bene FARE:

  • affrontare la problematica in famiglia e spiegare al bambino che non ha nulla di grave ma solamente che ha maggior bisogno di tempo per esprimersi.
  • si all'ironia. Scherzare positivamente sulle proprie fragilità è un'arma per gestire tutte le proprie difficoltà.
  • sollecitare il bambino a parlare in qualsiasi evento od occasione: dalla richiesta di un gelato al gelataio all'acquisto del pane dal fornaio.


Fonte: piusanipiubelli.it


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